L'impegno scolastico: quando il cambiamento parte da dentro

Autrice: Jessica Cerri, dottoressa in lingue straniere

“Non ho fatto i compiti che mi aveva assegnato”. Questa frase, pronunciata con nonchalance da uno studente durante una sessione di tutoring, mi ha fatto riflettere profondamente sul significato dell'impegno nell'apprendimento.

Spesso, infatti, mi trovo a confrontarmi con questa realtà: nonostante la disponibilità di risorse e supporto, molti studenti faticano a trovare la motivazione per impegnarsi veramente nel proprio percorso di crescita.

Il paradosso dell'aiuto

Viviamo in un’epoca in cui le risorse per l’apprendimento sono praticamente infinite. Centri di tutoring, piattaforme online, video lezioni, app educative... eppure, paradossalmente, questa abbondanza di supporto sembra aver creato un effetto inaspettato: più strumenti di aiuto sono disponibili, meno gli studenti sembrano sentirsi responsabili del proprio apprendimento. È come se la presenza di tante "stampelle" avesse involontariamente indebolito la loro capacità di camminare da soli.

 

Tuttavia, come sottolinea Carol S. Dweck, professoressa di psicologia alla Stanford University, non è solo l’abilità o il talento che porta al successo, ma il mindset con cui si affronta l’apprendimento.

 

Con il concetto di growth mindset, Dweck descrive una mentalità che abbraccia la crescita e il miglioramento continuo, credendo fermamente che le abilità e l’intelligenza possano essere sviluppate attraverso l’impegno e la dedizione. Gli studenti che credono che le proprie capacità possano essere sviluppate (mindset di crescita) superano quelli che credono che le proprie capacità siano fisse (mindset fisso).

Una lezione dal mondo dello sport

Per comprendere meglio questa dinamica, proviamo a fare un parallelo con il mondo dello sport.

 

Immaginate un giovane atleta che sogna di eccellere nella sua disciplina. Ha a disposizione il miglior allenatore, una palestra all’avanguardia e tutto l'equipaggiamento necessario. Ma se questo atleta si presentasse agli allenamenti solo quando ne ha voglia, ignorasse sistematicamente il programma di preparazione fisica, non seguisse i consigli dell'allenatore o si arrendesse alla prima difficoltà, evitando gli esercizi più impegnativi… potrebbe mai raggiungere i suoi obiettivi?

 

Angela Duckworth, autrice di “Grit: the power of passion and perseverance”, nel suo libro afferma che il talento conta, ma l'impegno conta due volte di più: infatti, la passione e la perseveranza per obiettivi a lungo termine sono essenziali per raggiungere qualsiasi risultato significativo. 

L'apprendimento come responsabilità personale

Lo stesso principio si applica all'apprendimento. Gli insegnanti, i tutor e i centri educativi sono come allenatori e palestre: forniscono guida, supporto e un ambiente strutturato per migliorare. Ma il vero cambiamento può avvenire solo quando lo studente decide di “possedere” il proprio percorso di apprendimento.

 

John Hattie, ricercatore educativo di fama mondiale, ha evidenziato attraverso le sue ricerche che l'auto-efficacia e le aspettative degli studenti su se stessi hanno un impatto significativo sui risultati dell'apprendimento. Per questo motivo, quando gli studenti si vedono come protagonisti attivi del loro apprendimento, i risultati migliorano significativamente.

 

Questa "ownership" dell'apprendimento si manifesta in modi molto concreti:

  • Completare i compiti assegnati non per obbligo, ma per consolidare quanto appreso
  • Fare domande quando qualcosa non è chiaro, invece di limitarsi a annuire
  • Riflettere sui propri errori e utilizzarli come opportunità di crescita
  • Pianificare il proprio tempo di studio in modo responsabile

Il ruolo della motivazione intrinseca

Ma come si può sviluppare questa consapevolezza negli studenti? La chiave sta nel coltivare la motivazione intrinseca, quel desiderio di migliorare che viene dall'interno e non da pressioni esterne.

 

Esistono tre elementi chiave della motivazione intrinseca: autonomia, padronanza e scopo. Gli studenti devono sentire di avere controllo sul proprio apprendimento, desiderare di migliorare le proprie competenze e comprendere il significato più ampio di ciò che stanno imparando.

 

" Alcuni suggerimenti pratici per educatori e genitori: 

  1. Aiutare gli studenti a collegare l'apprendimento ai loro interessi e obiettivi personali.
  2. Celebrare i piccoli progressi e l'impegno, non solo i risultati.
  3. Creare un ambiente che permetta di sbagliare in sicurezza.
  4. Mostrare come le competenze acquisite si traducano in benefici concreti nella vita reale.

“Non è quanto sei intelligente che conta, ma come sei intelligente. Ogni studente ha il proprio modo di apprendere e di eccellere, e il nostro compito è aiutarli a scoprire e coltivare i loro punti di forza”,

sostiene Howard Gardner, psicologo e teorico delle intelligenze multiple.

Un invito alla riflessione

A tutti gli studenti che leggono questo articolo, vorrei lanciare un invito alla riflessione: pensate al vostro percorso scolastico come a un viaggio personale di crescita.

Gli insegnanti, i tutor, i genitori sono lì per supportarvi, ma non possono fare il viaggio al vostro posto.

 

Ogni volta che vi trovate a rimandare un compito o a cercare scorciatoie, chiedetevi:

“Se fossi un atleta che si sta preparando per una competizione importante, questo sarebbe il modo giusto di allenarmi?”.

 

L’educazione non è il riempimento di un secchio, ma l’accensione di un fuoco”, afferma Paulo Freire, uno dei più influenti educatori del XX secolo.

Questa metafora ci ricorda che l'apprendimento vero richiede una scintilla interiore, un desiderio personale di crescere e migliorare.

Conclusione

L'impegno non è solo una questione di fare i compiti o di studiare per i test. È un atteggiamento mentale, una scelta consapevole di investire nel proprio futuro.

 

Noi possiamo e dobbiamo fornire supporto, guida e incoraggiamento. Ma il vero cambiamento, quello che porta a risultati duraturi, può venire solo da dentro. È una lezione che va oltre la scuola: è una lezione di vita.

 

La prossima volta che uno studente mi dirà di non aver fatto i compiti, invece di limitarmi a esprimere disappunto, lo inviterò a riflettere su cosa significa veramente impegnarsi nel proprio percorso di crescita.

 

Solo quando si comprende che l'apprendimento è una responsabilità personale, si può iniziare a vedere il supporto educativo non come una stampella, ma come un trampolino di lancio verso i propri obiettivi.

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